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un vecchio binario a doppio senso di marcia

Un giorno prima che accadesse questa immane tragedia che ha colpito la mia terra, percorrevo in auto quella lingua d'asfalto che divide per pochi metri gli uliveti pugliesi. Terra rossa, il mare poco distante e una luce abbagliante. Ho preso tante volte quei treni, quando da universitaria 'salivo' a Roma o 'scendevo' per l'estate...ho percorso quel tratto a binario unico che qualche anno fa trasformò un mio rientro a casa in un viaggio della speranza raccontato da cronista sulle pagine del Messaggero. Per un guasto del treno che ci precedeva restammo bloccati per ore, in aperta campagna, col caldo infernale, tra quegli ulivi emblema di una terra tanto preziosa quanto disperata, sconvolta dalla crisi della mancanza di opportunità; la mia amata Puglia, tanto ricca di bellezze quanto svuotata di futuro. Un legame viscerale della terra madre con i suoi figli, capace di urlarti forte nel cuore e scoppiarti dentro quando son troppi giorni che quella luce non ti abbaglia. E per tornare a vederla devi percorrerlo quel binario unico che ti porta in Puglia. E ci vuole coraggio per rimettersi in viaggio e tornare indietro dopo che hai respirato la sua aria. Ci vuole forza per partire, ce ne vuole forse ancor più per restare. È un groviglio di sentimenti, il cuore accartocciato come le lamiere di quei due treni di pendolari che oggi si sono fuse in un abbraccio mortale. 
Mentre pensiamo a come difenderci dal terrorismo, due treni fanno più morti di un attentato. 
Mentre dibattiamo di immigrazione e razzismo, di Brexit ed Equitalia, un martedì tragico ci ricorda ciò che ancora è questo Paese: un vecchio binario a doppio senso di marcia, dove il confine tra la vita e la morte è sottilissimo e di giusto c'è rimasto poco e niente.

Pubblicato il 13/7/2016 alle 10.30 nella rubrica Attualità.

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