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...QUESTIONE DI PUNTI DI VISTA...

17 ottobre 2017
Il senso del limite...
Leggo con la pelle d'oca il racconto di una giornalista ricoverata al Fatebenefratelli, a Roma, per un intervento di raschiamento, e della mancanza di umanità che ha accompagnato il suo "viaggio" verso un intervento chirurgico che nulla ha di ordinario. Già la parola mette la pelle d'oca, e non solo per il fastidio che evoca, prefigurando una sensazione di estremo fastidio e dolore. Non parliamo di un intervento qualunque, perché chiunque abbia provato l'emozione della gravidanza sa cosa significhi sentirsi madri sin dai primi giorni del concepimento, conosce quella sensazione e quell'istinto di protezione che subito vogliono mettere al riparo quel figlio, un embrione di due centimetri che già ha rivoluzionato la nostra vita, le visioni, le prospettive...e vengono i brividi a leggere il racconto di questa ragazza, che a dieci settimane vede spezzarsi quel sogno (non c'è più battito, le comunicano i medici, ma è "fortunata" perché abbiamo posto per l'intervento...)
La professione del medico non deve essere semplice, si ha a che fare con la vita e con la morte ogni giorno, ma mi chiedo quanto questo possa autorizzare a trattare ogni caso come ordinaria amministrazione, dando poco o per nulla peso allo stato emotivo dei pazienti, costretti in momenti delicatissimi della loro vita a subire la violenza di una barella che diventa posto letto per ore se non per giorni, di antidolorifici razionati, di infermiere spesso meno delicate di un macellaio e che non conoscono il senso del limite.
E il punto è proprio questo, temo che purtroppo in tanti, in troppi, oggi questo senso del limite l'abbiano perso. 
E ricordo come fosse ieri una vicenda personalissima. Ero ormai a 41 settimane di gravidanza, aspettavo la mia prima figlia e da tre giorni avevo contrazioni frequentissime e la sensazione che qualcosa non stesse andando per il verso giusto. Una domenica notte il dolore si era fatto troppo forte e avevo pensato "ecco ci siamo sta per nascere", Mio marito mi aveva accompagnato in ospedale, a Roma, e pensavo che varcata quella soglia finalmente mi sarei sentita accudita, al sicuro. E' invece lì che comincia l'impensabile. Erano i primi di luglio, mi mettono in una stanza con l'aria condizionata rotta, 40 gradi all'ombra e i piccioni che entravano e uscivano dalle finestre, aperte nel vano tentativo di far circolare un po' d'aria. In stanza una donna reduce da un cesareo in preda a dolori fortissimi e con la fronte madida di sudore supplica l'infermiera di avere l'antidolorifico e lei le risponde "deve scegliere se prenderlo ora o stasera signora veda un po lei perché più di due al giorno non ce li passano"...la donna piange chiede di poter vedere suo marito, ma "non è orario di visite". 
Nella stessa stanza due donne attendono un intervento chirurgico, una come me ha le contrazioni. Io faccio ormai fatica a camminare, ho piedi e mani gonfissime per via del peso e del caldo, cerco di far capire alle infermiere che non sopporto il calore e non riesco a camminare per via del gonfiore, chiedo la possibilità di essere spostata in un'altra stanza, ma lo fanno solo quando si accorgono che sono salentina e un'infermiera di Lecce fa pressioni per farmi spostare (proprio così! assurdo ma vero).
Nel frattempo continuo ad avere dolori e contrazioni frequentissime, e anche se durante i monitoraggi fetali vedo che il battito della bimba scende per loro non c'è alcuna emergenza, è tutto nella norma... "signora non se ne parla è tutto chiuso"...
Continuo a sentire che qualcosa non va, non mi sento bene, le contrazioni sono sempre frequentissime ma nessuno mi dà retta, per loro "non sopporto il dolore". 
I miei genitori, nel frattempo arrivati dalla Puglia, e mio marito sono preoccupati, ma cercano di tranquillizzarmi.
Una notte in ospedale senza nessuno, con le contrazioni che continuavano, la mattina chiedo di poter fare un altro monitoraggio, mi fanno aspettare alcune ore e quando finalmente riesco a farmelo fare mi ripetono "niente non se ne parla"...
E' allora che prendo una decisione, firmo per uscire dall'ospedale, perché sono convinta che qualcosa non va. Mi terrorizzano. "Firma contro il parere del medico e se poi quando esce da qui le si rompono le acque? Se quando torna non trova posto sono affari suoi..." 
Firmo quella carta ed esco. Passo la notte a casa con i miei ma non riesco a dormire né a muovermi, fatico a respirare. Chiamo il ginecologo di una mia amica, che lavora in una clinica privata e che, nonostante sia in vacanza all'estero, mi indica una sua collega da cui poter andare. Mi alzo, mi aiutano a vestirmi, mi portano in clinica. Il monitoraggio, come sospettavo, rivela un abbassamento del battito alle contrazioni. Non solo. Dall'ecografia la ginecologa sospetta che la bimba abbia dei giri di cordone, che fanno calare le probabilità di un parto naturale, e mi dice che sono in pieno travaglio. Quando le racconto che ho le doglie da tre giorni mi fa subito iniettare l'epidurale. Io smetto finalmente di soffrire e la mia storia ha un lieto fine, perché l'ostetrica e la ginecologa che con l'ossitocina cercano di indurmi il parto e mi rompono le acque, dopo essersi accorte che ho il liquido verde e che la bambina "non scende" mi portano in sala operatoria per un cesareo d'urgenza. Nasce mia figlia, rosa e bellissima, anche se con la pelle consumata dal mio liquido "tinto". 
Io sono ancora stordita dall'intervento, ma non soffro più, nemmeno nella fase post operatoria grazie alla morfina. Sono la donna più felice del mondo perché stringo tra le braccia la mia bimba, ma il pensiero va a quella poveretta che in una stanza d'ospedale, con 40 gradi e i piccioni che le svolazzavano intorno, disperatamente chiedeva gli antidolorifici...
E mi chiedo, se quella mattina non avessi firmato per uscire "contro il parere del medico", la mia storia avrebbe avuto comunque questo fine lietissimo? O invece sarei stata costretta a raccontarne un'altra di storia?
Quel giorno in un ospedale pubblico in un momento così delicato della mia vita, la sciatteria e il pressappochismo che si trasformano in violenza psicologica li ricordo come fossero ieri, ed è il motivo per cui, senza alcun dubbio, qualche mese fa ho scelto di far nascere il mio secondo figlio in una clinica privata. Ho scelto e, sia chiaro, avevo anche la possibilità di farlo, perché in regime di "intra moenia" ho potuto sperimentare la differenza di trattamento in ogni singolo attimo.
La sanità però è un diritto, e dovrebbe essere garantita umanità non solo a chi paga. 
Mi domando cosa debba ancora accadere e quante denunce come quella di Francesca saremo ancora costretti a leggere affinché venga finalmente recuperato il senso del limite.



DIARI
24 settembre 2015
Dove è finita la vostra eleganza?
A tutte le donne che guidano come gli uomini, quelle che ‘smadonnano’ e gesticolano nel traffico, che guardano senza vedere…che non si lasciano impietosire nemmeno da un disabile che attraversa la strada e suonano (ma che suoniiiii, ma non ce l’hai un cuore?), quelle che investirebbero un cane pur di non scalare la marcia (questo forse è troppo, ma alcune lo farebbero…). Ma ve la volete dare una calmata? Dove è finita la vostra eleganza? Pensate che per essere donne bastino i capelli in ordine e un paio di Chanel?
sentimenti
21 settembre 2015
lui, lei e gli insulti
Sono sempre stata convinta che la violenza verbale faccia mille volte più male di un ceffone…dialogo tra un lui e una lei, lui che ripetutamente la definisce imbecille, ignorante, lei che cerca di spiegargli qualcosa, lui che la insulta nuovamente, lei che continua a camminargli accanto come nulla fosse…ecco mi domando, a meno che quell’uomo non avesse dei seri disturbi psichici e lei non stesse effettivamente lavorando come assistente sociale di un pazzo…davvero mi chiedo per quale motivo quella donna non giri il suo deretano fuggendo via il più veloce possibile da quell’assenza di rispetto…da quando ha smesso di sognare una vita migliore? E da quanto si è rassegnata a quella mediocrità, a quella violenza…tutto questo mi passa per la mente in un secondo, mentre rallento il passo per non sentire più le loro voci

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permalink | inviato da Punti_di_vista il 21/9/2015 alle 14:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
11 febbraio 2015
Ripartenza
E' passato decisamente troppo tempo dall'ultima volta che sono passata da qui, e sono successe tante cose, nel frattempo. Cose che hanno cambiato completamente la mia vita e il mio modo di vivere, il modo di guardare all'oggi e al domani.
Matrimonio, casa, nascita di nostra figlia, nuovo lavoro mi hanno riempito di gioia come nulla prima.
Ci si sente completi, diversi e si guarda tutto da un altro punto di vista. 
E poiché la "questione dei punti di vista" è l'idea all'origine di questo blog, da qui voglio ripartire.
Buona navigazione a tutti!

3 novembre 2010
con il fiato sospeso
...è così che tante volte mi sento. Come se fossi in attesa di qualcosa, un cambiamento improvviso. A volte penso che questo mio sentire sia dovuto al fatto che ho lasciato la mia città per venire a vivere qui a Roma, che vivo una condizione di stress che non mi consente di concedermi molti momenti di svago, che quando torno a casa e vado a trovare i miei genitori il tempo passa così velocemente che sembra niente sia accaduto. E' come se non lasciassi abbastanza spazio al pensiero, come se lo bloccassi e non riuscissi a capire ciò che realmente desidero. Ho bisogno di recuperare un giusto equilibrio tra corpo e mente, di riprendermi i miei tempi e i miei spazi e pensare a ciò che realmente considero importante...



permalink | inviato da Punti_di_vista il 3/11/2010 alle 15:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
sentimenti
23 settembre 2010
troppo tardi, troppo presto
Riflettevo sul modo di pensare dei tempi moderni e sul concetto stesso di tempo...siamo talmente ossessionati dal controllo che vogliamo tenere sulle nostre vite da voler programmare tutto. E, soprattutto, abbiamo spesso l'arroganza di credere di sapere quale sia l'età giusta per ogni singolo passo che compiamo.
Troppo presto per sposarsi, troppo tardi per iscriversi all'università, troppo presto per avere dei figli, troppo tardi per indossare una minigonna, troppo presto per comprare una casa, troppo tardi per cominciare a praticare uno sport che ci piace ma per il quale non abbiamo mai trovato il tempo... il "tempo", questo tiranno che ci ha tutti in pugno quando corriamo nel traffico, quando ci lasciamo travolgere dalla frenesia, quando andiamo "a tremila" e i giorni, i mesi passano uguali e monotoni come il ticchettio delle lancette di un orologio...invece bisognerebbe ribellarsi, prenderlo in mano il proprio tempo, non aver paura delle scelte, andare un pò più piano, coccolarsi e pensare, pensare, pensare...per capire bene qual è la direzione nella quale corriamo, e se non sia il caso di svoltare, rallentare o tornare indietro...




permalink | inviato da Punti_di_vista il 23/9/2010 alle 11:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
DIARI
21 settembre 2010
..pensieri e riflessioni ossigeno dell'anima...
Era tanto, troppo tempo che non passavo di qua...e mi sono accorta che è un peccato.
Rileggendo i miei ultimi post ho ripercorso sensazioni ed emozioni, rivissuto ansie e gioie. Negli ultimi mesi di cose ne sono successe: una, la più importante, me la ricorda un anello lucido con dentro il suo nome che da tre mesi porto all'anulare sinistro. Me lo ricordano le foto di un bel viaggio in Cappadocia e le emozioni ancora vive di quel giorno meraviglioso.
Amici, penso che da oggi in avanti passerò più spesso di qua, e se vi troverò sarò contenta. Nella frenesia dei giorni che scorrono veloci e uguali sento forte il bisogno di fermarmi a respirare...pensieri e riflessioni ossigeno dell'anima...



permalink | inviato da Punti_di_vista il 21/9/2010 alle 15:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
20 aprile 2009
Rotolando verso sud

Questo cielo troppo azzurro,
chiome di alberi e frasche di un verde intenso
che si colora e si muove al ritmo del vento.
Mura bianche come lenzuola
a riflettere una luce che ferisce gli occhi, semichiusi,
a riparare l'anima in penombra
da un sole che invade l'orizzonte piatto,
dove il tempo già si ferma.
Poi alzi il viso, allarghi le braccia e respiri,
colmando il petto di una boccata di vita.
E dentro te sai che questa pietra viva e questa terra rossa,
l'odore del mare, le nuvole,
sono cellule della tua pelle.




permalink | inviato da Punti_di_vista il 20/4/2009 alle 16:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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