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...QUESTIONE DI PUNTI DI VISTA...

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15 luglio 2016
Di bambini e infanzia rubata.
Mi capita di incontrarlo spesso, avrà un anno in più di mia figlia, il viso scuro di chi trascorre tante ore sotto il sole, le gambe e i vestiti sporchi. E' con sua madre, giovanissima, i capelli raccolti, lo sguardo severo, indosso abiti lunghi e colorati. Il piccolo le sta accanto, a volte tenta di allontanarsi attratto da quella sana capacità di stupirsi e curiosare che solo i bambini hanno. La presa della mamma lo afferra e lo riporta alla realtà: in mano non ha un pupazzo o una macchinina, ha un bicchiere per chiedere l'elemosina a chi, uscendo dal supermercato, si affretta a rimettere gli spicci nel portafogli, afferra un telefonino o guarda dall'altro lato della strada per evitare l'imbarazzo che comporta la scelta del non darglieli, quei centesimi, guardandolo in faccia. 
Oggi il piccolo era particolarmente inquieto, correva dappertutto e la donna tentava inutilmente di trattenerlo. Piangeva, ma per lui nessuna consolazione. Forse aveva fame, in fondo era ora di pranzo, la nostra. Sicuramente avrebbe preferito essere altrove, poter scegliere di essere da un'altra parte: in un asilo con altri bambini a contendersi i giochi urlando 'è mio', o magari al mare, o semplicemente abbracciato a farsi coccolare prima di addormentarsi. Ma lui una scelta non ce l'ha. Non ora che si è stancato e ha smesso anche di piangere, e che le sue manine stringono di nuovo quel bicchiere, dove qualche spiccio in più, gettato distrattamente, potrà forse restituirgli il sorriso di bambino, perché sa che se va bene, se quel bicchiere si riempie abbastanza, forse tra poche ore potrà tornare a giocare e a stupirsi di ciò che lo circonda. 
Ma adesso no.

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permalink | inviato da Punti_di_vista il 15/7/2016 alle 10:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
13 luglio 2016
un vecchio binario a doppio senso di marcia
Un giorno prima che accadesse questa immane tragedia che ha colpito la mia terra, percorrevo in auto quella lingua d'asfalto che divide per pochi metri gli uliveti pugliesi. Terra rossa, il mare poco distante e una luce abbagliante. Ho preso tante volte quei treni, quando da universitaria 'salivo' a Roma o 'scendevo' per l'estate...ho percorso quel tratto a binario unico che qualche anno fa trasformò un mio rientro a casa in un viaggio della speranza raccontato da cronista sulle pagine del Messaggero. Per un guasto del treno che ci precedeva restammo bloccati per ore, in aperta campagna, col caldo infernale, tra quegli ulivi emblema di una terra tanto preziosa quanto disperata, sconvolta dalla crisi della mancanza di opportunità; la mia amata Puglia, tanto ricca di bellezze quanto svuotata di futuro. Un legame viscerale della terra madre con i suoi figli, capace di urlarti forte nel cuore e scoppiarti dentro quando son troppi giorni che quella luce non ti abbaglia. E per tornare a vederla devi percorrerlo quel binario unico che ti porta in Puglia. E ci vuole coraggio per rimettersi in viaggio e tornare indietro dopo che hai respirato la sua aria. Ci vuole forza per partire, ce ne vuole forse ancor più per restare. È un groviglio di sentimenti, il cuore accartocciato come le lamiere di quei due treni di pendolari che oggi si sono fuse in un abbraccio mortale. 
Mentre pensiamo a come difenderci dal terrorismo, due treni fanno più morti di un attentato. 
Mentre dibattiamo di immigrazione e razzismo, di Brexit ed Equitalia, un martedì tragico ci ricorda ciò che ancora è questo Paese: un vecchio binario a doppio senso di marcia, dove il confine tra la vita e la morte è sottilissimo e di giusto c'è rimasto poco e niente.

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permalink | inviato da Punti_di_vista il 13/7/2016 alle 10:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
politica estera
10 settembre 2015
...della Siria e dei rifugiati...
Sarebbe bello poter leggere delle cause della guerra in Siria, sarebbe utile se i giornali parlassero di ciò che sta succedendo in un Paese ormai teatro di una guerra civile in cui i nemici si confondono e si accavallano, le cause si perdono... 
Si parla invece soltanto delle morti, si continuano a proporre le immagini terribili di quel bambino di tre anni riverso in posizione fetale su una spiaggia a Bodrum. 
Le foto e i filmati delle catene di uomini, donne e bambini che attraversano l'Europa, che bussano alle nostre porte sono ormai cronaca quotidiana, una cronaca che rischia di diventare abitudine.
Siamo ormai abituati ad assistere al peggio scegliendo di restare spettatori. 
La riproposizione mediatica della più atroce sofferenza rischia di generare una corteccia di indifferenza tanto dura da imprigionare sentimenti e azioni.


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permalink | inviato da Punti_di_vista il 10/9/2015 alle 14:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
politica estera
31 agosto 2015
senza un briciolo di umanità
Non faccio che pensare a quei sogni spezzati, a quelle vite finite nel doppio fondo di una imbarcazione senza ossigeno, agli ultimi respiri esalati all'interno di un tir mentre la mente e il cuore pensano 'ce l'ho quasi fatta', e invece il corpo cede e gli occhi si chiudono. 
Ci penso e mi vengono i brividi...brividi che si trasformano in disgusto e vergogna nel leggere le dichiarazioni dei politicanti di turno a caccia del voto in più che propongono di chiudere le frontiere, di fermare le partenze; che si trasformano in rabbia per il razzismo diffuso e malcelato di tanti perbenisti...
Come si fa a fermare una donna con il suo bambino che fugge da una guerra? Come si fa ad impedire ad un ragazzo di cercare una vita degna di essere vissuta. 
E come si può pensare di essere migliori solo perché si è avuta la fortuna di nascere lontano da una guerra, dalle minacce del terrorismo o della fame. 
Provo una profonda tristezza per quelle speranze bloccate dietro un filo spinato...gas lacrimogeni a far chiudere occhi che non hanno ormai più lacrime da versare...versiamole noi per loro, se ancora ci resta un briciolo di umanità.
26 febbraio 2008
...il giornalista venditore...

...non pensavo, fino ad oggi, che potesse esistere una figura professionale così "nuova"...che il giornalismo sia fatto a volte anche di markette è purtroppo cosa ben nota, ma che si faccia un colloquio con una casa editrice, che richiede un giornalista professionista per interviste che andranno raccolte in un volume (una nuova iniziativa editoriale, meglio...), che richiede che tu abbia l'auto per muoverti nell'intera regione, e che poi ti rivela come per magia che il tuo compenso equivale a un 15% in nero (la parola nero detta anche ad alta voce) a patto che l'intervistato accetti di acquistare almeno dieci copie del suddetto prodotto (alla modica cifra di 800 euro)...beh, questa si che mi sembra una trovata geniale!!! davvero geniale...peccato che il caro signore della casa editrice che qui evito di citare non capisca che a noi giovani non interessa un lauto guadagno in nero (puoi arrivare a guadagnare 10 mila euro nel giro di pochi mesi, si è azzardato di dire). Preferiremmo, invece, noi poveri bamboccioni, avere delle proproste di lavoro serie...e saremmo disposti a lavorare anche per poche centinaia di euro al mese se solo intravedessimo l'ombra di un contratto, o di un progetto di crescita professionale...ma tutto questo, forse, è troppo difficile da capire per chi si permette di convocare un giovane qualificato per proporgli una pagliacciata...tanto più se il signor Pip..no ti rilascia poi soltanto il suo bigliettino da visita (togliendoti di mano la brochure del progetto che prima ti aveva fatto accuratamente leggere...) bigliettino in cui si qualifica come art director...solo una parola: vergogna!!!




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11 febbraio 2008
...via di Torpignattara...


("Tutt'intorno s'alzavano impalcature e casamenti in costruzione, e grandi prati, depositi di rottami, terreni fabbricabili; da lontano, forse dalla Marranella, dietro il Pigneto, si sentiva giungere la voce d'un grammofono ingrossata dall'alto parlante. (...) quando ch'ebbero lasciato alle spalle, passa passo, Porta Furba e si furono bene internati in mezzo a una Shangai di orticelli, strade, reti metalliche, villaggetti di tuguri, spiazzi, cantieri, gruppi di palazzoni, marane, e quasi erano arrivati alla Borgata degli Angeli, che si trova tra Tor Pignattara e il Quadraro (...)"
Pasolini, "Ragazzi di vita", 1955


 Strano inizio di settimana, alle sette e trenta del mattino percorrendo con lo scooter via di Torpignattara, incrociando i tram della Casilina e osservando il repentino cambiamento della città...basta spostarsi di due palazzi per incontrare un'altra Roma, una città diversa. Di sicuro non meno bella...panni stesi fuori e condomini-caserma, tutti ugualmente sbiaditi dal tempo che passa. Traffico, motorini truccati e ragazzini che fumano davanti a un istituto professionale...Oggi a Torpignattara non ci sono impalcature, reti e campagne: quelle percorse dai "ragazzi di vita" di Pasolini non ci sono più. Anche il fosso della Marranella è scomparso (una via porta il suo nome). Eppure, trovo ancora così tanta poesia tra quelle strade, coacervo di storie che si fondono, guazzabuglio di pericoli incombenti. Strade come pagine ricche di storia, la storia fatta dalla gente. Come quella che si annida tra le casette del Mandrione, un tempo rifugio di prostitute e zingari, oggi trasformate in palestre, officine e laboratori di artisti che fuggono dal caos del centro, per lasciarsi ispirare e cullare da Mamma Roma...

P.S. Questa mattina, una scena comica: due vigilesse (grassissime, ma perché vanno sempre in giro in coppia...) intente a spegnere un piccolo incendio appiccato da chissà chi in uno pseudo posacenere alla fermata del tram (fermata Torpignattara ovviamente!!!)...che meraviglia...

Nota storica: il quartiere prende il nome dalle "pignatte", come venivano volgarmente chiamate le anfore di terracotta ancora visibili nel conglomerato del mausoleo di Elena
(foto sotto)






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16 gennaio 2008
...l'anno del Topo...



Lo sapevate che stiamo per entrare nell'anno del Topo? Secondo l'oroscopo cinese il 7 febbraio saremo tutti nel nuovo segno. Le previsioni parlano di dodici mesi all'insegna di successi lavorativi e nelle pubbliche relazioni...beh, che dire. Il topo è un animale paziente, svelto e capace di adattarsi alle diverse situazioni...ma se proprio dovessi scegliere vorrei essere piuttosto un gatto...sentirsi chiamare "topa" non a tutti piace!




permalink | inviato da Punti_di_vista il 16/1/2008 alle 13:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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